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Se anche una città ha il proprio DNA, quello di Alessandria dovrebbere risiedere nel suo simbolo, nel suo stemma. I due grifoni che tengono lo scudo, con sotto la scritta "DEPRIMIT ELATOS LEVAT ALEXANDRIA STRATOS" ovvero, "Alessandria umilia i superbi ed esalta gli umili". Questo è il motto della nostra città, di forte rilevanza morale e sorprendemente attuale. Ma quanti sono coloro che sistematicamente tradiscono questa frase? Tanti, tantissimi. Coloro che si comportano da suprebi, dimenticandosi il valore dell'umiltà. Abbiamo estrapolato dieci categorie di "traditori" del motto di Alessandria.
() I bulletti del cazzo che se la pigliano sempre con i più fragili
() Quei commercianti che trattano i clienti con supponenza, quasi come se gli facessero un piacere a servirli
() Le fighette di Corso Roma che se la tirano e non cagano
() Quelli che fino a due anni fa non sapevano neanche cosa fossero "I Grigi" e che da quando sono stati eletti frequentano la tribuna vip del Moccagatta atteggiandosi da padroni dello stadio
() Quelli che parcheggiano l'auto in divieto attorno a Piazza della Libertà
() Quelli che al Gardella arrivano alle 9 e vogliono passare davanti a tutti, "perchè ciò da andare a lavorare"
() Quelli che fanno scrivere sul Piccolo che si sono laureati
() Quelli che si fanno portare a scuola dal papà in automobile, "perchè sull'autobus ormai è pieno di albanesi e marocchini"
() Quelli che vanno a vedere il figlio giocare nelle partite di calcio per ragazzini, e continuano a gridare insultando arbitro e avversari
() Quelli che continuano ad avercela con Francesca Calvo, malgrado ci abbia dato l'addio da sei anni.
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